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LE PROFEZIE DI STORMBERGER SULLA TERZA GUERRA MONDIALE

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Stormberger era un umile pastore di Rabenstein vissuto nei primi del 1800, in Germania, ha previsto alcune notevoli visioni del futuro: due guerre mondiali, la grande depressione economica, e la fine dei tempi. Le sue visioni profetiche fino ad oggi sono sorprendenti.

Nelle sue profezie parla di “Aste di ferro saranno costruite; e mostri di ferro che abbaieranno attraverso il deserto (leggi un treno a vapore con le rotaie).” Effettivamente James Watt costruì la prima macchina a vapore nel 1774.“Verranno carrozze senza cavalli e senza traino.” E’ stato un tedesco, Karl Fredrick Benz, che ha progettato la prima automobile alimentata da un motore a benzina. Ha brevettato la sua auto nel 1879, quasi 50 anni dopo la previsione di Stormberger. Eppure, il concetto di un veicolo a quattro ruote alimentato da un motore era molto più vecchio.
“E l’uomo volerà per l’aria come gli uccelli.” Il primo volo effettuato come gli uccelli avvenne nel 1900 grazie ai fratelli Wright che spiccarono il volo con un mezzo a motore composta da due ali e una coda, previsto da Stormberger 100 anni prima.
“Quando nei dintorni della foresta la strada di ferro sarà finita, e non il cavallo di ferro si vedrà, una guerra inizierà, per durare il doppio di due anni. Sarà combattuta con fortezze di ferro che si muovono senza cavalli”. Il primo agosto del 1914, una nuova linea ferroviaria tra Kalteneck e Deggendorg, lungo il bordo della foresta dove Stormberger era vissuto, fu completata ed iniziarono le prime ostilità. La prima guerra mondiale durò esattamente quattro anni, come predetto.
“Due o tre decenni dopo la prima guerra verrà una seconda guerra ancora più grande. Quasi tutte le nazioni del mondo saranno coinvolte. Milioni di uomini moriranno, senza essere soldati. Il fuoco cadrà dal cielo e molti grandi città saranno distrutte.“ Esattamente 20 anni dopo la conclusione della prima guerra, le truppe di Hitler attaccarono la Polonia lanciando la prima fase della seconda guerra mondiale. Tre anni più tardi, il Giappone attaccò gli Stati Uniti a Pearl Harbor. Negli ultimi giorni di battaglia gli Stati Uniti sganciarono due bombe atomiche sul Giappone.Ci furono milioni di morti senza essere soldati con il fuoco sceso dal cielo.
“E dopo la fine della Seconda Grande Guerra, una terza conflagrazione universale verrà, in modo che determinerà tutto.” Probabilmente si riferisce alla terza guerra come un incendio “universale”. Da quello che sappiamo sulle armi contemporanee questa sembra essere la descrizione di un conflitto nucleare.
“Ci saranno armi del tutto nuove. In un solo giorno, gli uomini moriranno più che in tutte le guerre precedenti. Le battaglie saranno compiute con armi artificiali.” Lo sviluppo tecnologico è nel tempo divenuto incredibile e oggi le armi a disposizione delle grandi potenze mondiali sono oltre che segrete, quasi impensabili per noi semplici cittadini. Armi ad energia diretta, virus killer, armi nucleari speciali, bombe ai neutroni, bombe soniche, bombe elettromagnetiche, armi psicotroniche, satelliti spia, satelliti killer, armi metereologiche, armi ad onde sismiche e tante altre che non conosceremo mai.
“Una catastrofe gigante accadrà. Le nazioni del pianeta passeranno attraverso queste catastrofi con gli occhi aperti. Essi non sapranno ciò che sta accadendo, e quelli che conoscono, saranno messi a tacere”.
I disastri climatici sono ormai all’ordine del giorno. Terremoti, eruzioni, maremoti, tsunami, uragani, grane, cicloni, incendi ecc. stanno mettendo in ginoccchio molte aree del pianeta. Il pianeta si sta riscaldando in maniera incontrollabile a causa della continua immissione di gas serra, fra cui Co2 e metano. Molte persone si ammalano ogni giorno e le malattie da inquinamento sono ormai la prima causa di morte nel pianeta.
“Tutto sarà diverso da prima, e in molti luoghi della Terra ci saranno grandi cimiteri. La terza guerra sarà la fine di molte nazioni”. Stati Uniti e UE stanno diventando ogni anno sempre più deboli e la Cina inizia ad essere una super potenza mondiale a cui la Russia si sente vicina. La Cina vincerà questa guerra, secondo il veggente, e gli Stati Uniti saranno totalmente distrutti, tuttavia il pianeta rimarrà quasi totalmente distrutto da questo conflitto. La miccia di tutto sarà il Medio Oriente per il petrolio o uno scontro con la Russia.
“Voi, figli miei, non avrete l’esperienza del male più grande, i miei nipoti, no neanche loro, ma i terzi, saranno loro che facilmente vivranno l’esperienza”.
Nei suoi versi finali, Stormberger vede un evento catastrofico che è superiore alla sua capacità di comprenere. Egli osserva che il cielo e la terra sta bruciando e che le persone si ammalano perché è la fine del mondo. Ancora pochi che riescono a nascondersi sotto il ferro e la pietra sono risparmiati.
L’interpretazione più attendibile sarebbe che la fine del mondo possa arrivare o con una vasta guerra termo-nucleare o con un imponente flares solare o con un bombardamento cosmico di radiazioni o con la caduta di un enorme meteorite o con una esplosione di un enorme vulcano, questo dal 2014 ed entro il 2040.

I MISTERIOSI LABIRINTI DELLE CATTEDRALI GOTICHE

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labirinto cattedrale gotica

Di Stefano Torselli

Sul pavimento di diverse cattedrali, mediante un intarsio di pietre, è raffigurato un labirinto, che spesso distrutto nei secoli successivi, è stato considerato per diverso tempo, dagli studiosi, poco più che una curiosità o un gioco privo di senso.



A volte non era neppure un vero e proprio labirinto, ma un tracciato spiraliforme e tortuoso, che costringeva a girare e rigirare su se stessi, prima di raggiungere il centro.
Nel XVII e XVIII secolo i labirinti furono quasi tutti tolti dalle cattedrali poiché i dignitari ecclesiastici non attribuivano ad essi un significato cristiano; a Reims venne asportato dai canonici, infastiditi dal fatto che i bambini si divertissero eccessivamente a percorrerlo.
labirinto cattedrale chartres
Il labirinto si è conservato a Chartres e ad Amiens. Quello di Chartres è sicuramente il più famoso. Quest’opera d’arte medievale costruita in pietra misura esattamente dodici metri e ottantacinque centimentri. Alcune cattedrali avevano labirinti più piccoli, come quello di Bayeux che misurava solo quattro metri; altri non si trovavano nella direzione dell’entrata principale, bensì di fronte alla porta laterale nord oppure ovest della chiesa, come nel Duomo di Lucca.
Il più antico labirinto europeo situato in una chiesa cristiana si trova nella chiesa di San Vitale, a Ravenna, e risale al VI secolo. In Germania, a Colonia, i più antichi labirinti si trovano nelle chiese di San Severino e San Gerone. Le più antiche iscrizioni nella pietra dei labirinti sono state trovate nelle chiese irlandesi e scandinave come quella di Hablingbo in Svezia, Telemark e Geringe in Norvegia e Skive in Danimarca.
Alcuni labirinti avevano al centro un piatto di rame nel quale era incisa la figura di un cavaliere che combatte contro un minotauro.
Nessuno di questi piatti è giunto fino a noi poiché tutto il rame venne fuso durante le guerre napoleoniche per la costruzione di armi. È molto probabile che questo simbolismo si rifaccia al mito di Teseo.
A Creta, nel palazzo del re Minosse, si nascondeva nel labirinto costruito dall’architetto Dedalo, il Minotauro, un essere mostruoso, figlio della moglie di Minosse, Pasifae, e di un toro, che esigeva sacrifici umani.
Teseo, l’eroe fondatore ateniese, con l’aiuto di Arianna, figlia di Minosse e Pasifae, penetrò nel Labirinto senza perdere l’orientamento grazie ad un filo tesogli da Arianna, e uccise il mostro, liberando così Atene dall’obbligo di fornire giovinetti da sacrificare.
labirinto camuno
Il labirinto è un archetipo diffuso in tutto il mondo e le culture: nei graffiti della Valcamonica compare spesso inciso e per gli studiosi esso rappresenta l’utero, un simbolo di rigenerazione. Il suo percorso è un viaggio alla ricerca del centro dell’essenza, pericoloso perché può anche non riuscire, dato che esiste il rischio di smarrirsi. Il cammino all’interno del labirinto divenne una danza rituale eseguita nell’antica Grecia che ricordava il mito e che in Etruria era noto come truia, ossia troia.
La danza labirintica è molto antica ed era praticata ancora nel secolo scorso in Italia meridionale: serviva a guarire i “tarantolati”, le vittime della puntura della tarantola. Un rituale simile è presente nella danza dei dervisci sufi della Turchia, che consiste nel girare velocemente su se stessi fino a raggiungere stati di quiete e di estasi.
Nelle cattedrali, in cui sono attive delle correnti telluriche e quindi il magnetismo terreste è in azione, i piedi nudi a contatto con il suolo ne aumentano gli effetti.
Sono noti gli effetti provocati dalle correnti magnetiche sui corpi in movimento, soprattutto sul corpo umano (febbri provocate).
In primavera si usava danzare nelle cattedrali a piedi nudi sotto la guida del vescovo. Queste danze erano chiamate “girotondi di Pasqua” e mimavano i movimenti del serpente, simbolo di rigenerazione: il serpente infatti è il rettile capace di mutare pelle. Nel labirinto quindi l’uomo acquisiva una nuova identità e una nuova coscienza.
L’antico rituale che si nasconde dietro al labirinto diventò un gioco e una curiosità nei giardini delle grandi ville rinascimentali, dove spesso è tracciato e limitato da siepi di arbusti. Il gioco viene ancora proposto in certi Luna Park come labirinto di specchi. A scopo di protezione, alcuni labirinti venivano disegnati sulle porte e sulle facciate di antiche abitazioni nel Mediterraneo: si riteneva infatti che le forze negative fossero capaci di procedere in linea retta. Ecco perchè nelle case cinesi tradizionali si evitano i percorsi retti e si cerca con vari accorgimenti di formare meandri o schermi che impediscano l’accesso diretto all’abitazione.
labirinto giardino
È interessante notare che i labirinti disegnati sulle case, abbiano preceduto l’uso della serratura; il labirinto infatti non è altro che una serratura ( la tecnologia realizza spesso simboli primordiali): per aprire una serratura occorre una chiave, ma anche per uscire dal labirinto occorre una chiave, come il mitico filo di Arianna, il cui nome greco Ariadne, è lo stesso del ragno, l’insetto che costruisce tele dal disegno labirintico. La realizzazione dei labirinti nelle cattedrali, seguiva precisi calcoli matematici; va inoltre aggiunto che i labirinti potevano avere forme diverse. Antiche iscrizioni ne indicano tre tipi: a pianta circolare, ottagonale e quadrata.
La forma del cerchio corrisponde all’infinito e alla perfezione; il cerchio è eterno senza inizio e senza fine. Esso rappresenta inoltre il Sole, lo Zodiaco e la ruota dell’universo. Pitagora definì il cerchio come la psiche dell’universo.
L’ottagono invece, con i suoi otto lati, rappresenta la trasformazione e la rinascita.
labirinto a lucca
Non è un caso che nelle chiese cattoliche la maggior parte dei fonti battesimali e gli stessi battisteri venivano costruiti con forma ottagonale.
Al labirinto si accedeva attraverso cinque curve: il numero cinque simboleggia l’uomo ma anche la dualità e l’essere androgino perché si ottiene sommando il numero tre, dispari e maschile, al numero due, pari e femminile.
Nelle cattedrali il labirinto assumeva connotati differenti: il percorrerlo equivaleva a un pellegrinaggio in Terra Santa.
Chi non aveva la possibilità di compiere il viaggio a Gerusalemme, poteva seguire questo percorso in miniatura, girando a piedi scalzi o con le ginocchia a terra lungo i meandri circolari di Chartres oppure lungo quelli quadrati di Amiens.
Il tema principale nelle grandi cattedrali è l’Apocalisse. È quindi logico che costruttori e committenti mettessero nelle cattedrali un simbolo, in questo caso un labirinto, per la Gerusalemme celeste descritta da San Giovanni.
Il cammino attraverso il labirinto per giungere al centro viene simboleggiato dal numero dodici ed equivale alla ricerca del Graal.
L’iniziato, come nei tarocchi medievali, comincia il suo viaggio nel microcosmo come un pazzo peccaminoso (il matto) e riesce, dopo lungo errare (l’eremita), a vedere la strada per la Gerusalemme celeste, per il Paradiso (il Mondo). La comprensione arriva quando l’iniziato raggiunge il centro del labirinto, proprio come Teseo che uccide il Minotauro. Il Minotauro rappresenta l’essere indomabile e selvaggio della natura. Poiché Teseo uccide il mostro viene paragonato ad un eroe solare, ad un dio. Il mito di Teseo è una variante del dio Mitra, la divinità persiano-romana che uccide il toro.
I miti medievali di San Giorgio e dell’Arcangelo Michele, rappresentano il medesimo simbolismo. È l’eterna lotta tra la luce e le tenebre, tra il bene e il male. Il vincitore, puro e virtuoso, riceverà in premio la visione del regno celeste.

IL MISTERO DEL CODEX GIGAS: “LA COSIDDETTA “BIBBIA DEL DIAVOLO” E’ IL PIÙ GRANDE MANOSCRITTO MEDIOEVALE DEL MONDO

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L’origine del Codex Gigas è sconosciuta. Una nota scritta a margine del manoscritto attesta che è stato impegnato nel monastero di Sedlec dai suoi proprietari, i monaci di Podlažice, nel 1295.


 

Poco dopo passò al monastero di Břevnov, vicino Praga. Tutti questi monasteri erano in Boemia, l’attuale Repubblica Ceca, ed è certo che il Codex Gigas è stato realizzato in qualche parte di questa regione, ma non necessariamente a Podlažice, un piccolo e poco importante monastero.

Nel 1594, Rodolfo II ha portato il Codex Gigas nel suo castello di Praga, dove vi rimase fino allo scoppio della Guerra dei Trent’anni, trafugato insieme a molti altri tesori dall’esercito di Svezia.

A seguito del saccheggio, entrò nella collezione della regina Cristina di Svezia e messo nella biblioteca reale del castello di Stoccolma. Vi rimase fino al 1877, quando entrò a far parte della Biblioteca Nazionale di Svezia, sempre a Stoccolma.

 

La leggenda

Come riporta il sito della Biblioteca Nazionale di Svezia, esiste una leggenda riguardante la realizzazione del Codex Gigas, secondo la quale si tratterebbe del lavoro di un monaco, un compito gravoso attribuitogli per espiare i suoi peccati.

Il racconto trae certamente origine dalla convinzione medievale che la copiatura dei testi fosse una via privilegiata per l’espiazione dei propri peccati.

Resosi conto che il compito era al di là dei suoi poteri, il monaco si decise ad invocare l’aiuto del diavolo.

Senza farsi pregare troppo, il diavolo aiutò il monaco, chiedendo in cambio di essere raffigurato nel codice e di prendere l’anima del monaco come pagamento. La leggenda afferma che il monaco scriba produsse l’intero manoscritto in una sola notte.

Il monaco aveva espiato la sua colpa, ma aveva perduto la sua anima e, pare, la sanità mentale. Preso dai rimorsi decise di rivolgersi alla Vergine Santa, implorandola di salvarlo. La Madonna accettò di aiutare il penitente, il quale morì pochi istanti prima di saldare il conto con il diavolo.

Storie e leggende successive hanno attribuito al Codex Gigas sventure e malattie su chi ne era entrato in possesso. Fortunatamente, come sagacemente afferma il blog Ancient Origins, la Biblioteca Nazionale di Stoccolma, dove è attualmente ospitato, sembra essere immune alla maledizione del codice.

L’origine della leggenda è sconosciuta e, probabilmente, è nata a causa dell’enorme dimensione del manoscritto, così impressionante da attribuirne l’origine ad un evento soprannaturale. Tuttavia, l’analisi testuale e grafica attesta una certa uniformità, tanto da ritenere possibile che si tratti dell’opera di un solo autore.

Il nome dello scriba del Codex Gigas non è noto, ma è stato ipotizzato che fosse un monaco chiamato Herman, che compare nel necrologio del 10 novembre. Nell’epiteto si fa riferimento alla sua vita peccaminosa e all’aver realizzato il Codex Gigas in una sola notte con l’assistenza del diavolo.

 

Fatti misteriosi

Nel Tokroliga Anekdoter, pubblicato nel 1858, si legge che un custode della Biblioteca di Stoccolma rimase bloccato all’interno della sala lettura principale dopo essersi addormentato. Al risveglio, disse di aver visto i libri fluttuare nell’aria, spostandosi da uno scaffale all’altro. Un grande orologia, normalmente fuori servizio, cominciò a riprendere il funzionamento.

Secondo il custode, quando ‘La Bibbia del Diavolo’ ha preso parte alla danza, tutti i libri hanno cominciato a cadere in tutte le direzioni. La mattina seguente, il custode fu trovato tremante sotto un tavolo della biblioteca, letteralmente terrorizzato. Da qual momento perse la sanità mentale e fu internato in un manicomio.

L’autore Eugène Fahlstedt (1851-1935), intervistato nel 1911, raccontò che nel 1870 il suo amico August Strindberg (1849-1912) portò alcuni suoi amici in biblioteca per leggere la Bibbia del Diavolo. Era notte tarda, ma Strindberg, che lavorava presso la Biblioteca Reale, aveva la chiave d’accesso. Non appena tirò fuori il codice dallo scaffale, comparirono delle misteriose fiamme sulfuree che consentirono di leggere la Bibbia del Diavolo in piena notte.

Il contenuto

Il Codex Gigas contiene la versione completa della Vulgata, la Bibbia tradotta in latino da San Girolamo, più altri testi importanti. Si comincia con l’Antico Testamento, poi ci sono le Antichità Giudaiche di Giuseppe Flavio (1° secolo d.C.), l’Enciclopedia Etymologiae di Isidoro di Siviglia (6° secolo d.C.), una collezione di opere mediche di Ippocrate, Teofilo e altri, il Nuovo Testamento, e ‘Le Cronache di Boemia” di Cosma di Praga (1050 d.C.).

All’interno è possibile trovare inclusi altri testi più brevi, tra cui il rituale dell’esorcismo, formule magiche, una raffigurazione della Città Celeste e una pagina con l’illustrazione completa del Diavolo. Probabilmente, la leggenda e il nome del codice nascono proprio da questa inquietante immagine.

Secondo il National Geographic, per realizzare un’opera a mano come il Codex Gigas servirebbe una persona che lavora ininterrottamente, giorno e notte, per cinque anni, incluse le illustrazioni.

Pertanto, realisticamente, ci sarebbero voluti più di 20 anni per l’autore per completare il codice. Eppure, per tutto questo tempo, la scrittura ha conservato un’incredibile uniformità dall’inizio alla fine. Forse per questo si tramanda che il testo sia stato prodotto in una sola notte.

Il codice è attualmente esposto presso la Biblioteca Nazionale di Stoccolma, dove è possibile visualizzare anche la versione digitale del Codex.

FONTE:http://www.ilnavigatorecurioso.it/2016/02/11/codex-gigas-la-bibbia-del-diavolo-o-solo-il-piu-grande-manoscritto-del-mondo/

UN TEOLOGO MEDIEVALE GIÀ IPOTIZZAVA L’ESISTENZA DI ALTRI UNIVERSI (PARALLELI)

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Di Marco Galliani
Chi l’avrebbe detto che in pieno Medioevo, periodo storico non certo aperto alla scienza, sarebbero stati gettati, seppur involontariamente, i semi di una delle teorie oggi più avanzata e dibattuta sull’evoluzione del cosmo, ovvero quella che prevede l’esistenza di più universi?




Quando le ‘streghe’ venivano bruciate come fossero fiammiferi e i più eminenti dotti giuravano e spergiuravano che la Terra fosse al centro dell’Universo, fulcro di quella ordinatissima e perfettissima armonia celeste, il teologo inglese Roberto Grossatesta scriveva il trattato De Luce (La Luce).
Era il 1225 quando Grossatesta, che aveva studiato le opere recentemente riscoperte di Aristotele sul moto delle stelle e della Terra in una serie di nove sfere concentriche, propone nel suo scritto l’idea di un universo iniziato con un lampo di luce.
Questo lampo avrebbe spinto tutta la materia verso l’esterno, da un piccolo punto fino a trasformarla in una grandissima sfera. Questa analogia vi ricorda qualcosa? Ma sì, è sorprendente moderna, assai vicina al concetto che sta alla base della ben nota teoria del Big Bang.
Una simile visione, o meglio previsione, annidata nel paludato latino del De Luce, non poteva certo lasciare indifferenti anche qualcuno dei ricercatori del nostro XXI secolo, e così è stato.
Tom McLeish, fisico presso la Durham University nel Regno Unito, aiutato da alcuni colleghi ha provato a ‘tradurre’ le speculazioni di Grossatesta dalla lingua di Cicerone a quella della matematica contemporanea, fatta di simboli, equazioni differenziali e complessi metodi di approssimazioni numeriche, per vedere a quali risultati avrebbero portato.
“Abbiamo cercato di scrivere in termini matematici quello che il teologo ha detto con parole latine”, dice McLeish. “Abbiamo così a disposizione una serie di equazioni, che possono essere inserite nei computer e risolte. Stiamo esplorando con il solo ausilio della matematica un nuovo tipo di universo, che poi è proprio quello che i fisici teorici delle stringhe fanno a tempo pieno. Possiamo considerarci dei teorici delle stringhe medievali”.
Come riporta lo studio, nell’universo di Grossatesta luce e materia sono accoppiati insieme. Quando dall’impulso iniziale la loro espansione raggiunge una densità minima, entra in quello che viene definito uno stato perfetto e cessa e il il processo di accrescimento si arresta.
Questa sfera perfetta emette allora una nuova forma di luce chiamata lumen, che invece si propaga verso l’interno, ‘purificando la materia imperfetta dentro la sfera e comprimendola, fino a che raggiunge anch’essa uno stato ideale e a sua volta diventa sorgente di lumen. Andando a ritroso, il processo prosegue e lascia come unico ‘residuo’ di materia imperfetta da cui, guarda caso, si è generata proprio la Terra.
Di certo a Grossatesta non sfiorò nemmeno l’idea di poter essere considerato un lontano precursore delle moderne teorie cosmologiche, addirittura fino a sottintendere la possibilità dell’esistenza di universi multipli. “Ovviamente non poteva neanche immaginare che nella sua visione del cosmo si possono arrangiare tanti multiversi”, continua McLeish. “Ma tra ottocento anni che cosa dirà la gente delle ipotesi che stiamo facendo oggi?”.

SAVED BY THE LIGHT(OLTRE LA VITA): UN’INTERESSANTE FILM DEL 1995 SULLE ESPERIENZE DI PRE-MORTE

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Di Salvatore Santoru

Oltre la Vita“(Saved By The Light) è un’interessante film(1) incentrato sulle cosiddette “esperienze di pre morte“(2).

Ritorno dall'Aldilà
La vera storia di un uomo morto due volte e delle grandi rivelazioni che ha ricevuto

Voto medio su 7 recensioni: Da non perdere

€ 13.5

Tale film,che vede nel suo cast noti attori statunitensi come Eric Roberts(3), è stato prodotto nel 1995 ispirandosi all’omonimo libro(4) di Dannion Brinkley(5).
Nel video pubblicato qui sopra, vi è il completo film in italiano come andato in onda diversi anni fa su Rai 2.

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Su questo blog, tempo fa era stata ripresa anche una recensione allo stesso film(6).

NOTE:

(1)https://en.wikipedia.org/wiki/Saved_by_the_Light_(film)

(2)https://informazioneconsapevole.blogspot.it/2016/03/che-cose-una-esperienza-pre-morte.html

(3)https://it.wikipedia.org/wiki/Eric_Roberts

(4)https://en.wikipedia.org/wiki/Saved_by_the_Light

(5)https://en.wikipedia.org/wiki/Dannion_Brinkley

(6)https://informazioneconsapevole.blogspot.it/2016/01/oltre-la-vita-il-film-sulle-esperienze.html

ARTICOLO PUBBLICATO ANCHE SU https://informazioneconsapevole.blogspot.it/2016/10/saved-by-lightoltre-la-vita-un-film.html

E SU http://misteriecurosita.blogspot.it/2016/10/saved-by-lightoltre-la-vita.html

LA “TEORIA DEL COMPLOTTO” CHE SOSTIENE CHE LA LUNA SIA UN SATELITTE ARTIFICIALE

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Se non ci fosse, bisognerebbe inventarla! La Luna, con la sua presenza discreta, rende un servizio insostituibile al pianeta Terra e agli esseri viventi che si di esso vi abitano.Senza la Luna quasi il certamente il nostro pianeta sarebbe molto diverso da come lo conosciamo.




Se essa non ci fosse, il fenomeno delle maree sarebbe del tutto stravolto. L’acqua degli oceani sarebbe distribuita diversamente, occupando equamente le regioni equatoriali e quelle polari. Così, alcune correnti oceaniche non sarebbero mai sorte, impedendo la regolazione termica del pianeta e la formazioni delle nubi e quindi la circolazione atmosferica su scala globale.
Come spiega l’INAF, un altro fondamentale ruolo della Luna è la stabilizzatore dell’asse di rotazione. Attualmente il valore medio dell’inclinazione di questo asse rispetto al piano dell’eclittica è di 23 gradi e mezzo, e questo valore oscilla sì ma in un intervallo di meno di due gradi e mezzo nell’arco di circa 41 mila anni.
Se non avessimo la Luna ad orbitarci attorno, questa forbice sarebbe molto più elevata, fino a raggiungere valori prossimi a 90 gradi. In pratica, significherebbe che, seppure nel corso di milioni di anni, le calotte polari potrebbero migrare fino in prossimità dell’equatore!
Infine, un’altra importante funzione della Luna è legata alla cultura umana. Sui suoi movimenti sono stati basati i primi calendari. Basti pensare che il più antico calendario lunare è stato concepito circa 10 mila anni fa.
Lo stesso raggruppamento dei giorni in settimane e mesi rispettivamente sulla durata di una singola fase lunare tra le quattro principali e sulla durata di un ciclo completo di fasi, cioè a quattro settimane.
La settimana ha una valenza sacra in tutta l’area mesopotamica, culla anche della cultura ebraica e del suo calendario in cui la settimana risulta una delle istituzioni più antiche. L’osservanza del sabato (il settimo giorno) e la cadenza settimanale sono accertate solo dopo l’esilio da Gerusalemme cui gli ebrei furono costretti dalla conquista babilonese del 586 a.C., ma probabilmente l’uso preesisteva da molto.
Secondo l’opinione di un certo filone di ricerca, tutti questi fattori non sarebbero semplicemente delle coincidenze naturali, ma condizioni determinate da un intelligenza per fare in modo che la Luna rendesse più stabile il pianeta Terra. In questa visione, non solo Luna non avrebbe origini naturali, ma sarebbe addirittura un’astronave con una finalità del tutto sconosciuta.
La teoria dell’Astronave Luna, conosciuta anche come la Teoria Vasin-Shcherbakov è stata proposta nel 1970 da Michael Vasin e Alexander Shcherbakov, due membri dell’Accademia Sovietica delle Scienze, in un articolo intitolato “La Luna è la creazione di un’intelligenza aliena?”.
Nell’articolo i due scienziati sostengono che il nostro satellite sarebbe un planetoide cavo realizzato da esseri sconosciuti in possesso di una tecnologia di gran lunga superiore a qualsiasi altra disponibile sulla Terra.
Enormi macchinari sarebbero stati utilizzati per fondere le rocce e creare grandi cavità all’interno della Luna, con il risultato di abbondanti fuoriuscite di lava sulla superficie lunare. La Luna sarebbe quindi costituita da uno guscio esterno, realizzato con le scorie metalliche della lavorazione delle rocce, e da uno scafo interno, una sorta di guscio più profondo.

Le anomalie della Luna

Nonostante le numerose visite eseguite grazie alle missioni Apollo, la Luna resta un enigma per gli scienziati sotto molti punti di vista.
Tuttavia, come affermano Vasin-Shcherbakov nel loro articolo, molti aspetti considerati finora enigmi lunari sarebbero spiegabili alla luce della loro ipotesi. L’origine della Luna è uno dei problemi più complessi della cosmogonia. Finora, le ipotesi in discussione sono state tre:
1) La Luna era una volta parte della Terra e un qualche tipo di forza la espulsa in orbita. Questa teoria, secondo i due ricercatori, è stata smentita dalle ricerche più recenti.
2) La Luna si è formata in maniera indipendente dalla stessa nube di polveri e gas della Terra, diventandone un satellite naturale. Ma allora perché c’è una grande differenza tra il peso specifico della Luna (3,33g per centimetro cubo) e quello della Terra (5,5g)? Inoltre, le analisi sui sassi portati a Terra dalle missioni Apollo rivelano che la composizione delle rocce lunari è differente da quelle terrestri.
3) La Luna si è formata separatamente e lontano dalla Terra (forse fuori dal Sistema Solare). Ciò significa che il nostro satellite avrebbe navigato nel cosmo per lungo tempo e una volta giunta in prossimità della Terra, grazie ad una complessa interazione tra le forze gravitazionali, sarebbe stata catturata in un orbita geocentrica perfettamente circolare. Si tratterebbe di un complesso di fattori davvero eccezionale!
Di fatto, secondo Vasin e Shcherbakov, gli scienziati che studiano l’origine dell’Universo ad oggi non hanno alcuna teoria accettabile per spiegare come sia nato il sistema Terra-Luna. La loro ipotesi è semplice: la Luna è un satellite artificiale messo in orbita attorno alla Terra da parte di intelligenze non terrestri a noi sconosciute.
L’ipotesi dei due scienziati russi implica che la Luna deve essere vuota al suo interno, con un guscio sottile di metallo che spiegherebbe come mai i grandi crateri lunari, generalmente formati da impatti meteoritici, sono così poco profondi, presentando il fondo piatto o addirittura convesso, a differenza dei crateri più piccoli che hanno una profondità proporzionale al loro diametro.
Gli autori sottolineano che il materiale di superficie della Luna è composto prevalentemente da cromo, titanio e zirconio, tutti metalli refrattari, meccanicamente resistenti e con proprietà anti-corrosivo.
Se qualcuno avesse dovuto mettere a punto un materiale per proteggere un gigantesco satellite artificiale dagli effetti sfavorevoli degli sbalzi di temperatura, dalle radiazioni cosmiche e dal bombardamento meteoritico, probabilmente avrebbero scelto proprio questa miscela di elementi.
Questa considerazione spiega il motivo per il quale le rocce lunari sono un così straordinario cattivo conduttore di calore, un fattore che stupì molto gli astronauti delle missioni Apollo e i ricercatori della Nasa. Non era proprio quello l’effetto desiderato da chi ha progettato la Luna? Così scrivono i due ricercatori russi nell’articolo:
“Dal punto di vista ingegneristico, l’astronave che noi chiamiamo Luna è superbamente costruita. E questo spiega molto bene la sua longevità. È possibile che sia anche più antica del nostro stesso pianeta: alcune rocce lunari si sono dimostrate essere più antiche della Terra. Se questo è vero, questo però potrebbe valere per l’età dei minerali utilizzati e non per quando è sono stati utilizzati per costruire il satellite”.

Quando è stata messa lì? E da chi?

Secondo i due ricercatori, è difficile stabilire il tempo quando la Luna ha cominciato a brillare nel cielo. Ciò implica che potrebbe esserci stato un tempo in cui la Terra era senza Luna?
Alcuni studiosi di storia e di miti antichi hanno trovato nella letteratura antica alcuni brani tratti da autori importanti del passato nei quali si legge chiaramente che un tempo il cielo terrestre era senza la Luna, forse il ricordo più remoto dell’umanità.
Ippolito di Roma, un autore cristiano del II secolo, nel suo Refutatio Omnium Haeresium spiega che Anassagora e Democrito, due filosofi della Grecia antica, insegnavano che era esistito un tempo in cui non c’era la Luna.
Aristotele, nel frammento 591, scrisse che il territorio dell’Arcadia, prima di essere abitato dai greci era occupato dalla popolazione dei Pelasgi, una cultura proto-ellenica che secondo il grande filosofo esisteva prima che ci fosse una luna nel cielo; per questo motivo sono stati chiamati Proseleni.
Plutarco ne Le Questioni Romane parla degli arcadi come delle persone pre-lunari. Infine, il grammatico romano Censorino allude ad un tempo passato, quando non c’era la luna nel cielo.
Se, dunque, un tempo non c’era la Luna, chi l’ha messa lì e perchè? I due ricercatori russi ipotizzato che la Luna possa essere una nave spaziale molti antica, una sorta di antica arca di Noè utilizzata da un’antica civiltà per viaggiare nello spazio per migliaia di milioni di chilometri e giungere sul nostro pianeta per colonizzarlo: noi saremmo i loro discendenti.
Gli autori immaginano l’interno della Luna sia pieno di carburante per i motori, materiali e apparecchi per lavori di riparazione, strumenti per il sostentamento vitale e apparecchiature di osservazione. Vasin e Shcherbakov, non credono che la Luna sia ancora abitata, e probabilmente molti dei suoi dispositivi automatici hanno smesso di funzionare.
Ma in alcune ipotesi più malevole, alcuni teorici del complotto alieno credono che non solo la Luna sia ancora abitata, ma che svolga ancora un ruolo importantissimo nei piani degli ‘occupanti’ alieni.
Un po’ come descritto nel film “The Truman Show”, nel quale il regista del programma può osservare tutto ciò che accade dal suo ufficio posizionato nella finta luna, così i nostri ‘invasori’ utilizzano il nostro satellite come avamposto di osservazione per “l’esperimento uomo”.
D’altra parte, il fatto che la Luna mostra sempre lo stesso lato alla Terra (caratteristica molto rara in tutto l’Universo conosciuto) faciliterebbe il compito degli osservatori, che avrebbero la possibilità di osservare costantemente la Terra, senza dover aspettare ogni volta il completamento della rotazione della Luna sul proprio asse.
Ad ogni modo, secondo Vasin e Shcherbakov ci sarebbero moltissimi altri indizi, purtroppo solo circostanziali, a favore della loro ipotesi, che a prima vista potrebbe sembrare folle.
Un’idea pazza simile fu avanzata già nel 1959 dal professor Iosif Sklovskij, un eminente scienziato, in relazione ai satelliti di Marte, Fobos e Deimos. Dopo aver attentamente analizzato i dati, il ricercatore concluse che entrambi devono essere vuoti e perciò satelliti artificiali.
Quando scrissero l’articolo, i due ricercatori russi speravano che aver sollevato abbastanza questioni per fornire argomenti per una seria riflessione sulla materia, il cui risultato potrebbe risolvere i numerosi enigmi lunari e gettare luce sulla vera origine della specie umana.

10 ANTICHI MITI E LE LORO POSSIBILI SPIEGAZIONI SCIENTIFICHE

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Le foto di 10 personaggi e luoghi leggendari, la cui storia è forse ispirata a reali cataclismi geologici.

< 1/10 > Oracolo di Delfi. Una panoramica di ciò che resta del santuario di Atena Pronaia a Delfi (Grecia) accanto al tempio di Apollo, quello del celebre oracolo della Pizia.




Narra il mito che la Pizia, la sacerdotessa che pronunciava gli oracoli in nome del dio Apollo nel santuario di Delfi, lo facesse in uno stato di euforia mistica indotto dai vapori che fuoriuscivano da una fessura nella roccia.
Possibile spiegazione. Il tempio, i cui resti sono visibili ancora oggi, si trova in una zona particolarmente attiva dal punto di vista sismico e sotto di esso sono state individuate due faglie, dalle quali è possibile venisse emanato gas. Sulla natura del gas e sulle sue proprietà allucinogene, tuttavia, ancora si dibatte. C’è chi ipotizza si trattasse di etilene, chi di benzene o di un mix tra metano e anidride carbonica.
< 2/10 >Atlantide. Tutte le possibili collocazioni fino ad oggi ipotizzate per l’isola di Atlantide citata nei Dialoghi di Platone. Questo regno utopico e potentissimo (che avrebbe avuto per millenni il dominio del Mediterraneo) sarebbe stato distrutto in un solo giorno da un grande cataclisma, in seguito al tentativo fallito dei suoi abitanti di invadere Atene.
Possibile spiegazione. Il mito di Atlantide sembrerebbe un espediente letterario che Platone utilizzava per illustrare le proprie idee politiche. Ma molti hanno provato a ipotizzare la collocazione dell’isola scomparsa. La sua storia potrebbe essere stata ispirata dalla catastrofica eruzione del vulcano Thera, situato nell’Egeo dove oggi si trova l’isola di Santorini. Il suo risveglio 3500 anni fa provocò il collasso di una parte dell’isola, imponenti tsunami e una nube di anidride solforosa che contribuirono probabilmente anche al declino della civiltà minoica sulla vicina Creta.
< 3/10 >L’Arca di Noè. Si arenò sulla cima del Monte Ararat dopo lunghi giorni di navigazione nelle acqua che Dio mandò per distruggere la Terra.
Possibile spiegazione. All’origine del mito ripreso in molte diverse civiltà potrebbero esserci alluvioni localizzate in particolari regioni del mondo (e non, come nel mito, su scala globale) che per alcune settimane ricoprirono ogni fazzoletto di terra disponibile. Una delle ipotesi più accreditate è che l’episodio biblico si ispiri a una catastrofica alluvione che interessò l’area dell’attuale Mar Nero intorno al 5000 a.C. La leggenda potrebbe anche essere servita a spiegare il ritrovamento di fossili di pesci in cima a rilievi montuosi, un fatto che oggi sappiamo dipendere dalla tettonica delle placche terrestri.
< 4/10 >Una dea nel Kilauea. Il turbolento vulcano hawaiano sarebbe la dimora, secondo il mito, della dea del fuoco Pele. Per vendicarsi della sorella, rivale in amore, la divinità avrebbe incendiato un’intera foresta, e scaraventato l’amato “conteso” all’interno del cratere. La sorella, disperata, prese a scavare nel vulcano, lanciando in aria lapilli, finché non ritrovò l’uomo e si ricongiunse a lui.
Possibile spiegazione. La “soap opera” famigliare servirebbe a spiegare la colossale eruzione di lava, durata 60 anni, che nel 15esimo secolo interessò 430 chilometri quadrati di foresta nell’isola grande di Hawaii. L’ossessivo scavare della sorella di Pele rappresenterebbe invece la successiva formazione della caldera del Kilauea, nelle Hawaii.
< 5/10 >Il ponte di Rama. Nel poema epico induista Ramayana, la moglie del dio Rama, Sita, viene rapita e portata sull’isola di Lanka, nel Regno dei Demoni. Con l’aiuto dei Vanara, un potente popolo di uomini scimmie, Rama e il fratello costruiranno un ponte che colleghi l’estremità meridionale dell’India con Lanka e grazie ad esso riusciranno a liberare Sita.
Possibile spiegazione. mmagini satellitari hanno rivelato una striscia di pietre calcaree lunga 29 chilometri che un tempo collegava India e Sri Lanka, una specie di “ponte” naturale che sarebbe stato sommerso dall’innalzamento del livello dei mari durante l’ultima era glaciale. È possibile che fino 4500 anni fa fosse attraversabile a piedi.
< 6/10 >Il lago esplosivo. Narra una leggenda del Camerun che per un breve periodo la popolazione dei Kom visse nella terra dei Bamessi. Ma il re ospite ordì un complotto per uccidere i maschi dei Kom e per vendicarsi, il leader dei Kom disse alla sorella che si sarebbe impiccato e il suo sangue avrebbe formato un lago pieno di pesci, da cui il suo popolo avrebbe dovuto tenersi alla larga. I Kom abbandonarono la terra e il lago rimase ai Bamessi. Nel giorno dedicato alla pesca, il lago esplose uccidendo chiunque si trovasse nei paraggi.
Possibile spiegazione. Che sia venuto prima il mito o la realtà, qualcosa di simile è accaduto davvero. Il 21 agosto 1986 dal lago vulcanico Nyos si levò una nube di anidride carbonica che uccise oltre 1700 persone e 3500 capi di bestiame. Il Nyos giace nel cono di un vulcano dormiente ed è probabile che la CO2 normalmente tenuta a bada dalla pressione dell’acqua, abbia innescato la risalita di una mega bolla di gas.
< 7/10 >Namazu, il pesce dei terremoti. Sotto alla superficie del Giappone si nasconderebbe, secondo una popolare leggenda, un gigantesco pescegatto di nome Namazu, tenuto a bada da un dio, Kashima, che ha posto una gigantesca pietra sopra alla sua testa. Quando Kashima lascia il suo posto di guardia, il pesce si agita e scuote le pinne, provocando i violenti terremoti che caratterizzano il paese.
Possibile spiegazione. Non occorre lo “zampino” di un pescegatto: il Giappone giace sulla linea di giunzione di diverse placche tettoniche, è attraversato da faglie sismiche e costellato di vulcani. E il pescegatto, secondo la tradizione, sarebbe in grado di prevedere i terremoti (benché non esistano prove scientifiche a riguardo). I due fatti sono quindi stati fusi in un’unica leggenda.
< 8/10 >La Chimera. Il mitologico mostro sputafuoco descritto nell’Iliade, con la testa di leone e la coda di serpente, avrebbe a lungo terrorizzato, spargendo fiamme e distruzione, le coste dell’attuale Turchia (finché il greco Bellerofronte non riuscì a sconfiggerlo ritorcendo la sua stessa forza contro di esso).
Possibile spiegazione. Basi scientifiche. Nel sudovest della Turchia i turisti possono ancora oggi ammirare il sito di Yanartas, caratterizzato da decine di fuochi perpetui alimentati dal metano che fuoriesce dalle rocce. Queste fiamme servivano probabilmente da punto di riferimento ai naviganti, che le intravedevano dalle coste, e potrebbero aver contribuito alla nascita del mito.
< 9/10 >La nascita del Crater Lake. Quando i primi europei arrivarono nel nordovest degli Stati Uniti, sulla costa pacifica, scoprirpono che i nativi americani non si avvicinavano al Crater Lake, un lago vulcanico situato nella caldera del Monte Mazama, perché credevano che qui si fosse tenuta una sanguinosa lotta tra Llao, il dio degli inferi e il rivale Skell, dio del cielo. I due si sarebbero lanciati rocce e fiamme finché il vulcano non collassò trascinando Llao sottoterra. La pioggia che cadde in seguito formò l’attuale lago.
Possibile spiegazione. Il mito descrive piuttosto fedelmente – lotte divine a parte – ciò che accadde nella realtà 7700 anni fa: un’imponente eruzione vulcanica, il collasso della caldera, e la pioggia che riempì il bacino di acqua. Il mito sopravvisse, per tradizione orale, per migliaia di anni, un fatto piuttosto incredibile (di solito secondo gli esperti, simili storie si tramandano al massimo per 600-700 anni.
< 10/10 >L’isola scomparsa. Narrano gli abitanti delle Isole Salomone, nel Sud del Pacifico, che un giovane, Rapuanate, si fosse innamorato di una donna dell’Isola di Teonimanu, ma che questa gli fu sottratta dal fratello. Per vendicarsi Rapuanate ricorse a un sortilegio e fece sprofondare la terra dell’amata in mare.Nell’arcipelago delle isole Salomone, nel Sud Pacifico, doveva sorgere un tempo anche l’isola di Teonimanu, inabissatasi per un terremoto (o, secondo la leggenda, per un sortilegio d’amore).
Possibile spiegazione. L’isola di Teonimanu è esistita davvero, ma è stata sommersa dall’acqua durante un evento sismico che ne avrebbe causato lo scivolamento nella Fossa delle Filippine, una fossa oceanica situata nel Nord del Pacifico. Ciò che rimane dell’isola è un bassofondo oggi noto come Lark Shoal, situato nella parte orientale dell’arcipelago. Mappe sottomarine hanno rivelato la presenza di diverse isole sommerse sotto centinaia di metri.

“MONTAGNE DI OGGI RESTO DI ANTICHI ALBERI FOSSILIZZATI”?: LA “STRANA TEORIA” CHE STA GIRANDO NEL WEB

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Di Daniele Reale
Quello che vi riporto è quanto sta girando ultimamente nel web, ovvero la strana teoria che vuole che in un antico passato abitato da Giganti e Dei, come narrano anche gli testi sacri di tutto il mondo, anche gli alberi fossero giganti, estremamente giganti…

Non voglio professare questa teoria come verità, poiché ho numerosi dubbi al riguardo, ma pubblico ugualmente questo articolo per “curiosità”, poiché alcuni punti sono interessanti, mentre altri appaiono assai banali.
Questa teoria sostiene che allora sulla Terra esistevano esseri giganti e alberi giganti e che questi vennero tagliati quasi tutti, poi un giorno scoppiò la guerra nucleare, forse la nota guerra tra Titani o l’affossamento di Atlantide, questa nucleare sconvolse rapidamente e drasticamente la vita sulla terra, letteralmente fossilizzando tutto in pochi minuti, ed ecco che gli alberi tagliati si pietrificarono nelle montagne che oggi conosciamo, mentre gli alberi che stavano ancora in piedi si spezzarono trasformandosi nelle montagne di roccia aguzza che oggi conosciamo.

Come prova di questo, prendono come esempio la struttura perfetta di certe formazioni rocciose, troppo perfetta per essere ottenuta dalla semplice erosione di acqua e vento.
Risultati immagini per grand canyonSecondo questa teoria poi, il grand canyon come altre formazioni rocciose simili, non sarebbero altro che il resto di cave utilizzata dai Giganti del passato, che la utilizzavano per estrarre le risorse minerarie e tagliare alberi.
Tuttavia per quanto a prima vista questa teoria appaia affascinante e sensata, molte domande rimangono per ora senza risposta e quindi non posso che considerare il tutto come “fantasioso”, simpatico, ma fantasioso.

Se le montagne fossero davvero i resti degli alberi taglia e spezzati di un lontanissimo passato abitato da Dei Titani e Giganti, dove sono le loro radici?

E dove sono ora i resti degli attrezzi utilizzati all’epoca per tagliare questi immensi alberi?

Ora non vi resta che visionare il documentario in questione e trarne le vostre personali conclusioni:

Ecco alcune foto tratte dal documentario:
FONTE:http://ilnuovomondodanielereale.blogspot.it/2016/09/montagne-o-antichi-alberi-fossilizzati.html

ARTICOLO RIPRESO ANCHE SU https://informazioneconsapevole.blogspot.it/2016/09/le-montagne-di-oggi-sono-cio-che-rimane.html

E SU http://misteriecurosita.blogspot.it/2016/09/montagne-di-oggi-resto-di-antichi.html

I MISTERIOSI MONOLITI DI ASUKA NARA E LA NAVE DI ROCCIA DI MASUDA

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Masuda-no-Iwafune

Asuka affonda le sue origini nel periodo della storia giapponese definito Jidai Kofun (250-552 d.C.), caratterizzato dalla realizzazione di numerosi tumuli funerari.

 

La zona è conosciuta anche per i suoi numerosi templi buddisti, santuari e statue, ma ci sono anche dei monumenti di pietra sulle colline circostanti Asuka che non si adattano allo stile della scultura buddista e che nessuno sembra sapere che li abbia realizzati, o quando.
Nella maggior parte dei casi, infatti, i tumuli funerari sono formati da un cumulo rialzato di terra circondato da un fossato. Ma quelli rinvenuti ad Asuka sfidano la tradizionale conformazione dei tumuli.
Innanzitutto, vi sono alcuni kofun in pietra, tra i quali il kofun Ishibutai, costruito con giganteschi massi, uno dei quali pesa 75 tonnellate. Si ritiene sia la tomba del potente statista Soga no Umako.
Ma il più singolare di tutti è quello denominato Masuda no Iwafune (La Nave di Roccis di Masuda), lungo 11 m, largo 7 m, ed alto circa 5 m, pesa quasi 800 tonnellate ed è completamente scolpito nel granito.
La parte superiore della scultura risulta completamente appiattita, su cui insistono due cavità quadrate ampie un metro con una lastra di pietra ad esse parallela. Alla base del megalite vi sono delle rientranze a forma di reticoli che alcuni ritengono essere correlate al processo utilizzato dai costruttori per appiattirne i lati.
Lo scopo, il metodo e il periodo di costruzione sono un completo mistero. L’unico indizio è dato dall’allineamento della depressione centrale e delle cavità con il crinale su cui risiede Masuda no Iwafune, particolare che secondo alcuni ricercatori indicherebbe che il megalite avesse una qualche funzione di tipo astronomico correlato allo sviluppo del calendario lunare giapponese.
Come riporta Ancient Origins, purtroppo, risposte definitive ai numerosi quesiti non esistono. Tuttavia, sono state avanzate numerose ipotesi sullo scopo di questa struttura unica e insolita.
Una di esse viene proprio dal nome della roccia stessa, Nave di Roccia di Masuda. Si ritiene che la pietra sia stata scolpita in commemorazione della costruzione del lago di Masuda, uno specchio d’acqua che una volta si trovava nelle vicinanze e che poi è stato prosciugato diventando parte della città di Kashiwara.
Altri storici, invece, suggeriscono che la roccia sia parte di una tomba progettata per i membri della famiglia reale. Tuttavia, questo non spiega le caratteristiche insolite della costruzione, né mai sono stati trovati corpi o oggetti nelle vicinanze del megalite. Forse, dicono gli studiosi, si tratta di una tomba incompiuta.
Alcuni ricercatori hanno proposto una corrispondenza tra Masuda no Iwafune eIshi no Hoden, un megalite che si trova nella città di Takasago, con dimensioni pari a 6,45 x 5,7 x 5,45 m, e con la parte superiore molto simile al megalite si Asuka.
Sebbene sia attualmente integrato nel satuario schintoista dedicato al dio shintoista Oshiko Jinja, nessuno sa quando sia stato costruito, quando e soprattutto perché.
Una delle poche conclusioni condivise è che l’intera regione su cui insistono gli enigmatici megaliti deve essere molto più antica dell’epoca Jidai Kofun, data la grande quantità di pietre scolpite presenti nell’area, e comunque, anche in questo caso, non c’è nessuna prova definitiva che possa confermare questa prospettiva.
Alla fine, la vera origine e lo scopo di queste enigmatiche sculture del Giappone antico rimangono avvolte dal mistero e, forse, perduti per sempre nelle pagine della storia antica del nostro pianeta.

LE INCREDIBILI PREMONIZIONI DI NIKOLA TESLA SULLE SCOPERTE CHE HANNO RIVOLUZIONATO IL PIANETA

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Di Francesca Cipparrone
“Quando la telefonia senza fili sarà perfettamente applicata, l’intera Terra si trasformerà in un enorme cervello, quale di fatto è, e tutte le cose saranno parte di un intero reale e pulsante. Saremo in grado di comunicare l’uno con l’altro in modo istantaneo, indipendentemente dalla distanza. 



Non solo, ma attraverso la televisione e la telefonia riusciremo a vederci e sentirci esattamente come se ci trovassimo faccia a faccia, anche se lontani migliaia di chilometri; e gli strumenti che ci permetteranno di fare ciò saranno incredibilmente semplici, in confronto al telefono che usiamo ora. Un uomo sarà capace di tenerli nel taschino del gilet”.
Nikola Tesla (2)Parole profetiche quelle rilasciate nel lontano 1926 al reporter statunitense John B. Kennedy dal celebre scienziato serbo-croato Nikola Tesla, padre degli studi sull’elettromagnetismo e “mago dell’elettricità” , che in un’ altra epoca ben lontana da noi aveva predetto ciò che poi sarebbe stato inventato un giorno: lo smartphone.
Tesla_circa_1890In realtà queste parole riprese da uno stralcio del Times fanno pensare che lo scienziato aveva già in mente un qualcosa che fosse molto vicino non soltanto agli odierni smartphone, ma anche ad Internet, Skype, FaceTime e tutte quelle tecnologie senza le quali oggi non riusciremmo a vivere.
Ma non solo eccelsa lungimiranza tecnologica: dalla stessa intervista è stato ripreso un altro frammento circa la condizione femminile e la parità fra i sessi tra uomo e donna, che profuma di verità assoluta:
“Questa battaglia verso la parità di genere porterà a un nuovo ordine, in cui la donna sarà superiore. Non nella superficiale imitazione fisica dell’uomo, le donne dimostreranno prima la loro uguaglianza e poi la loro superiorità, ma nel risveglio dell’intelletto femminile”.”